In una città che negli ultimi anni sta cercando di ridefinire il proprio ruolo nel panorama culturale nazionale, l’apertura di una nuova galleria d’arte contemporanea assume un significato che va oltre la semplice inaugurazione di uno spazio espositivo. È il caso di Black Effect Gallery, che ha aperto le proprie porte in via Rossini 12/c, in un edificio storico a pochi passi dalla Mole Antonelliana e dal polo universitario di Palazzo Nuovo e dell’Accademia Albertina.
La galleria, sviluppata su circa 100 metri quadrati distribuiti su due livelli con grandi vetrate e soffitti a volta, nasce da un’idea di Jasmine Smith e Giuseppe Sostegno. Jasmine Smith, avvocata con esperienza nel settore tech, ha dedicato gran parte della sua carriera al diritto e alla tutela dei creator, con un forte impegno nella difesa dei diritti umani e delle donne. Giuseppe Sostegno, nato e cresciuto a Torino, ha invece maturato un’esperienza internazionale nell’ospitalità di lusso prima di tornare nella sua città d’origine per questo progetto.
L’apertura di Black Effect Gallery a Torino non è casuale. La città sta vivendo una fase di ridefinizione del proprio ruolo culturale, con un crescente interesse verso progetti che uniscono arte, ricerca e innovazione. In questo contesto, la scelta di aprire una galleria dedicata all’arte africana e della diaspora rappresenta un segnale di apertura verso temi globali e verso una scena artistica ancora poco rappresentata sul territorio.
Secondo quanto riferito dallo stesso Sostegno, la decisione di scegliere Torino è stata consapevole e strategica: “In tanti ce lo chiedono. Spesso si pensa che un progetto focalizzato sull’arte africana e della diaspora debba necessariamente nascere a Milano, perché percepita come la capitale economica e della moda. Ma quello che stiamo cercando di fare noi non è seguire un trend del momento. L’arte africana non è una moda passeggera: vogliamo rappresentare artisti di grande valore, sia emergenti che affermati”.
La galleria ha inaugurato con la mostra Southern Gothic.