Se non fosse che ogni tanto, in qualche quiz o nei temi della maturità, la dea bendata le regala il posto che le spetta nella storia, molti studenti italiani ignorerebbero totalmente chi sia Grazia Deledda.

Perché nei libri scolastici, nei manuali di storia e di letteratura, nei programmi di esami e nei corsi universitari, il nome della scrittrice sarda compare a malapena. Nonostante sia l’unica donna italiana ad aver ricevuto il Premio Nobel. Nonostante sia stata una delle firme più rilevanti della sua epoca. Nonostante abbia anticipato temi e sensibilità che oggi appaiono straordinariamente attuali.

Eppure, di Grazia Deledda si ricorda poco. Forse perché era donna. Forse perché era sarda. Forse perché ha avuto l’ardire di essere entrambe le cose in un’Italia ancora profondamente maschile e continentale.

A colmare una parte di questo vuoto arriva La leggenda nera e altri racconti giovanili, pubblicato da Caravaggio Editore e curato da Michela Pollutri, con una premessa di Enrico De Luca. Una raccolta che riporta alla luce sedici novelle scritte tra il 1888 e il 1892, quando la Deledda aveva appena diciassette anni, e che raccontano l’oscillazione tra romanticismo e bozzettismo verista di una scrittrice ancora in formazione, ma già dotata di una voce riconoscibile.

Tra questi racconti c’è anche Sangue sardo, pubblicato nel 1888 sulla rivista «Ultima moda». La protagonista, Ela, viene descritta così: «Ela o Michela A...era una fanciulla Sarda di quindici anni. Non bella, ma simpatica e gentile...». A scrivere quelle parole, scolastiche e acerbe, era una ragazza di diciassette anni che aveva avuto il coraggio di inviare i suoi lavori a direttori di riviste e giornali, sfidando una società che non prevedeva un simile ruolo per una donna.

Una donna che Luigi Pirandello, Premio Nobel per la letteratura nel 1934, avrebbe in seguito dileggiato insieme a suo marito con un intero romanzo.

Eppure Grazia Deledda ha avuto ragione. Sulla vita, sulla letteratura, sulla memoria. Oggi è lei a essere ricordata e celebrata, mentre molti dei suoi detrattori sono rimasti relegati nelle note a piè di pagina.

Il 2026 sarà il centenario del suo Nobel. Una celebrazione che durerà un anno, ma che dovrebbe durare per sempre. Perché Grazia Deledda non è soltanto un nome da ricordare. È un’ingiustizia da riparare.


Grazia Deledda,
La leggenda nera e altri racconti giovanili
A cura di Michela Pollutri
Con una premessa di Enrico De Luca
Caravaggio Editore
225 pagine
€ 15,90

Fonti