Al centro del film L’uomo che poteva cambiare il mondo, diretto da Anne Paulicevich e con Elio Germano protagonista, c’è un italiano che quasi nessuno ricorda più: l’archeologo Ranuccio Bianchi Bandinelli. La storia si colloca durante la visita ufficiale di Adolf Hitler in Italia, con il Paese già inserito nell’orbita dell’Asse Roma-Berlino. Hitler, cancelliere del Reich dal 1933, aveva già avviato la progressiva militarizzazione della società tedesca e la costruzione del regime totalitario. In quel contesto, visitò Napoli, Firenze e Roma, accompagnato da Benito Mussolini, dal re Vittorio Emanuele III e dalle massime autorità civili e militari del regime fascista.

Bianchi Bandinelli, allora nemmeno quarantenne, fu scelto per fare da cicerone a Hitler e Mussolini, nonostante fosse spiritualmente lontanissimo dal fascismo. Quella che doveva essere una visita di quattro giorni si trasformò in un’esperienza carica di tensioni e scelte che avrebbero potuto cambiare il corso della storia. Il film, in uscita il 19 novembre, esplora proprio questo conflitto interiore, tra il dovere professionale e la consapevolezza di trovarsi accanto ai due dittatori responsabili della tragedia del Novecento.

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